Il giardino si è tinto di giallo

Anche se siamo in pieno inverno, cominciano a vedersi inequivocabili i primi segni della primavera ormai vicina.

l'acetosella gialla
l’acetosella gialla

In Salento siamo nel pieno della stagione verde, ovvero il periodo in cui inizia il risveglio di molte piante e alberi, e in genere i prati sono ricoperti da tappeti erbosi. Questo manto è spesso costituito dal cosidetto “trifoglio”, che è cresciuto per tutto l’inverno ed ora fiorisce tingendo a chiazze gialle i terreni incolti e il bordo degli orti. Le rosette basali (le foglie) nascono già a novembre e durano fino a maggio al massimo, quando cominciano a seccare per il clima  troppo caldo per le loro abitudini. Si tratta dell’acetosella gialla (Oxalis pes-caprae).

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Non appartiene alla famiglia dei trifogli, ma la tipica foglia a tre lobi gli è valso questo usatissimo soprannome. Il suo vero nome, invece, deriva dal greco oxys, acido, e hals, sale, in riferimento al suo sapore acidulo e salato, mentre il nome della specie, pes-caprae deriva dalla forma particolare del bulbo sotterraneo, che ricorda uno zoccolo di capra, appunto. Il nome italiano fa ugualmente riferimento alle sue caratteristiche di forma e sapore, così come i nomi dialettali, che rievocano anche l’abitudine di succhiarne i gambi (pappacitu, citufogliu).

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Cominciano anche a darsi da fare i primi insetti bottinatori

 

L’acetosella gialla (o trifoglio giallo) è considerata una pianta infestante. Un vero e proprio incubo per molti coltivatori. Infatti, pur essendo all’apparenza sembra così debole e delicata, in realtà è in grado di occupare in modo praticamente permanente qualsiasi spazio libero di terra, i suoi bulbi si riproducono molto velocemente ogni anno e le consentono di diffondersi rapidamente. E’ quasi sempre quello che avviene quando una pianta “aliena” all’ecosistema viene introdotta dall’esterno. Non avendo competitori naturali cioè, si replica abbondantemente e indisturbata, come in questo caso. L’acetosella è presente in Italia dalla fine del settecento, dove è giunta dal Sud Africa. Da allora si è diffusa e ha conquistato tutta l’area mediterranea.

Formando densi tappeti può creare problemi anche nelle aree incolte adibite al pascolo. A causa dell’alto contenuto di ossalati nei suoi tessuti può essere infatti dannosa, qualora gli animali dovessero cibarsene in modo consistente. Ciononostante oggi il suo ruolo di pianta commestibile e officinale si sta pian piano riscoprendo.

acetosella-gattoI fiori , ad imbuto e composti da 5 petali, si richiudono molto velocemente al calare della luce solare e gli steli si ripiegano, quando succede durante il giorno questo è ancora oggi considerato dai contadini come il segnale di una pioggia imminente.

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Ortica

L’altra protagonista del prato in questo periodo è l’ortica (Urtica membranacea), pianta urticante per antonomasia: urere in latino vuol dire proprio bruciare, ed è esattamente la sensazione che si prova quando si è sfiorati dai suoi peli ricchi di sostanze irritanti. Anche questa pianta non teme i posti più impervi e poveri, tanto che nel medioevo veniva considerata l’erba di maghi e fattucchiere, poiché cresceva tra i ruderi e gli orti abbandonati.

mimosa

E’ fiorita poi, con un po’ di anticipo, anche la mimosa (Acacia delabata), che sono sicura non abbia bisogno di presentazioni. La cosa che mi affascina di questa pianta è che quello che comunemente è chiamato “fiore” è in realtà un insieme di piccoli capolini a forma sferica. Proprio così, le “palline gialle” della mimosa sono formate da piccolissimi fiori uniti insieme come dei piccoli mazzetti (il nome tecnico è “capolino”), a loro volta riuniti in piccoli rametti chiamati racemi. La mimosa soffre il clima rigido e le temperature sotto lo zero, infatti quest’anno, visti i numerosi giorni di temperatura vicina allo zero proprio all’inizio della fioritura, non ha potuto dare il meglio di se, solo ora stanno aprendosi completamente i primi timidi fiori.

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