Le ghiande della Vallonea

Seconda parte

(leggi anche la prima parte)

L’origine del nome “Vallonea” e la sua etimologia è un argomento piuttosto controverso. Una delle più facili interpretazione lo vede derivante da “Valona”, in Albania; o anche da “Valanidhi”, che in greco significa ghianda. Questo si sarebbe poi gradualmente trasformato in “falamida”, poi “valanida” e infine italianizzato in “Vallonea”.

Ugualmente difficile è stabilire con certezza come la quercia Vallonea sia arrivata nel Salento.

Si pensa che possa essere stata introdotta dagli arabi, oppure dai monaci basiliani che, fuggiti alle persecuzioni nel vicino oriente (X-XI secolo d.C.), qui trovarono rifugio assieme ai semi di questa pianta a loro molto cara.

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La quercia dei 100 cavalieri in inverno

Non è tuttavia da escludere l’ipotesi che a una prima analisi sembrerebbe quella più difficile. Questa vuole che la quercia Vallonea non sia stata portata in Italia dall’uomo in tempi storici, bensì fosse già da tempo autoctona del Salento.

Secondo questa ipotesi, sarebbe giunta sulle nostre coste in tempi molto remoti, tramite a un collegamento terrestre con la penisola balcanica. Questo collegamento si instaurò probabilmente solo nella parte del basso Adriatico, grazie ad un abbassamento delle acque del mediterraneo.

Qui trovò in breve terreno fertile, essendo la penisola salentina molto simile a quella balcanica a livello climatico, geologico, e come varietà in specie della vegetazione.

quercia-vallonea-tricaseDi qualsiasi tipo sia stato il viaggio che l’ha portata attraverso l’Adriatico,  La quercia Vallonea è diventata nei secoli un vero e proprio simbolo di tradizione e conservazione, essendo anche considerata specie rara e in via di estinzione.

La sua maestosità, bellezza, e il mistero attorno alla sua origine hanno alimentato negli anni racconti e leggende più o meno verosimili, che si sarebbero svolti all’ombra delle sue fronde.

La leggenda più conosciuta è quelle che vede protagonista la grande quercia secolare di Tricase (Lecce), esemplare risalente niente meno che al XII secolo.

 

 

Questa narra che un giorno, secoli or sono, uno squadrone di 100 cavalieri guidati da Federico II, passando nel feudo di Tricase durante un temporale, sostò trovando riparo sotto un’enorme quercia, sulla via per il mare. Le sue chiome erano così ampie e fitte che riuscirono a proteggerli tutti e 100.

Da allora la quercia di Tricase venne battezzata: la quercia dei cento cavalieri.

La quercia dei 100 cavalieri
La quercia dei 100 cavalieri

In effetti, questa quercia rappresenta un vero e proprio “patriarca verde”, (come è stata definita dal WWF) con i suoi 19 metri di altezza, 7 metri di circonferenza alla base del tronco, 700 metri quadrati di chioma, e oltre 700 anni di età.

Oggi la quercia plurisecolare e gli altri storici e bellissimi esemplari, riuniti in un’area di circa 5000 metri quadrati (chiamato “falanita” nel dialetto locale), sono considerati veri e propri monumenti naturali da conservare e tutelare.

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